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Cosa può il corpo

Luogo: Lucca
Data Inizio: 22.09.2018
Data Fine: 15.12.2018
Telefono: 348 5703187
E-mail: costanza_ceccarelli@virgilio.it

Cosa può il corpo
Dal "corpo ascetico" al "corpo yogico": complessità ed aspetti inediti delle tradizioni dell'hathayoga in un dialogo tra filosofia, neuroscienze e psicologia.

Organizzato da:
Costanza Ceccarelli
Centro Yoga Niketan, v.le G. Puccini 311/b – LUCCA.

Docenti:
D.ssa Costanza Ceccarelli
D.ssa Cristina Galassi

Luogo di svolgimento:
Centro Yoga Niketan, v.le G. Puccini, 311/b - Lucca

Date:
22 settembre 2018
20 ottobre 2018
24 navembre 2018
15 dicembre 2018

Numero di ore riconosciute: 16

Programma:

Questo seminario verrà svolto in un ciclo di incontri modulati su due percorsi paralleli e intersecantesi allo stesso tempo:

I – modulo storico-antropologico: Che cosa praticavano gli yogin antichi? Quando, come, perché “lo yoga” arriva in Occidente? Con quali significati? Con quali interpretazioni?
Un percorso a ritroso nel tempo, dove andremo a vedere che c’è una “macro-storia” dello/degli yoga, che arriva fino a noi, oggi, nella contemporaneità globalizzata, attraverso una “micro-storia” del cosiddetto “yoga moderno”.

II – modulo filosofico e neuro-psicologico: Perché gli yogin praticavano ciò che praticavano? Cosa ci dice “l’utilizzo del corpo” nelle fonti testuali e nelle immagini degli yogin che cominciano a circolare oltre i confini indiani?
Un indagine sull’utilizzo del corpo nelle tradizioni yogiche del primo e tardo Medioevo che attrae e inquieta allo stesso tempo il mondo europeo di fine Ottocento, dove si stanno gettando le basi di una rilettura del “corpo” favorita da un lato dalla nascita della concezione fenomenologica del corpo stesso all’interno della filosofia, e dalle teorizzazioni della neo-nata psicoanalisi freudiana dall’altra. Gli yogin paiono essere umani che manipolano il corpo, che “si manipolano”. Quale funzione aveva l’uso del corpo in quel contesto? Quale funzione potrebbe avere per noi, in questo contesto?

Il programma del seminario è strutturato a partire da un’ipotesi interpretativa che suggerisce di pensare allo yoga nei termini di un costrutto culturale, piuttosto che un oggetto immediatamente percepibile e riconoscibile come tale prima di una sua interpretazione concettuale. Mostreremo come questa ipotesi si colleghi e si sovrapponga alle modalità di interazione tra l’umano e il suo ambiente. In questo senso, la lettura del fenomeno yoga può partire dal presupposto che esso si dia, all’interno della sua parabola storica, come oggetto di conoscenza condivisa all’interno di gruppi di attori che ne condividono il significato che gli viene attribuito di volta in volta, mostrando così l’ineludibile interconnessione tra soggettività, individualità, corpo/organismo e ambiente, cultura.
Tutto questo ci rimanda ad una complessità interpretativa. Quello che è evidente è che questi attori dello yoga paiono ricongiungere due aspetti dell’esistere da tempo disgiunti nell’immaginario collettivo dell’Occidente: il corpo e la mente. Un discorso, dunque, complesso, sul quale esiste un dibattito millenario, che spesso intreccia, ma più spesso contrappone, discipline che spaziano tra ambiti molto diversi: antropologia, psicologia, filosofia, sociologia e tante altre ancora. Negli ultimi venti anni, poi, gli studi neuroscientifici nelle loro diverse declinazioni e orientamenti (cognitive, dell’affettività, teoretiche, ecc.), hanno dimostrato che il senso di noi stessi è inevitabilmente ancorato ai nostri corpi. Vogliamo, perciò, fermarci su questo sistema complesso che chiamiamo “corpo” (qualunque cosa voglia dire per noi), che è “vivente”, però non un oggetto, e porre l’attenzione su ciò che oggi abbiniamo più spesso all’idea di pratica yoga.


Obiettivi generali:

L’obiettivo generale del seminario è invitare gli insegnanti di yoga al pensiero della complessità. L’ipotesi interpretativa che vede il fenomeno dello yoga come costrutto culturale che si ridefinisce ogni volta all’interno di sistemi di conoscenza condivisi ci porta, infatti, a confrontarci con i limiti di significato dello yoga, limiti che sono sempre stati ridiscussi all’interno dei contesti sociali e culturali che si sono appropriati del termine e lo hanno utilizzato. Parlare di yoga in questi termini, allora, ci servirà su due fronti:
- descrivere qualcosa di estremamente complesso e sfuggente allo stesso tempo, come pare evidente svolgendo un’indagine sulla parola “yoga” e sui suoi numerosi scivolamenti semantici ed espansioni metaforiche;
- acquisire questa complessità, attingendo al campo degli studi neuroscientifici e degli orientamenti psicodinamici, per procedere nella direzione di vedere se la domanda sul “perché” delle pratiche ci possa aiutare a tenere assieme questa evidente pluralità degli yoga.


D.ssa Costanza Ceccarelli: dottore di ricerca in Filosofia, insegnante yoga certificata EFOA e SIYR, Master in Yoga Studies - Corpo e meditazione nelle tradizioni dell’Asia, presso Università Ca’ Foscari, Venezia. Socio ordinario YANI.

D.ssa Cristina Galassi: psicologa, psicoterapeuta, analista S.I.P.I (Società Italiana di Psicologia Individuale). Lavora presso la S.C. Dipendenze dell’Asl “Città di Torino”, svolge attività libero professionale e di docenza. Si interessa di clinica della complessità e di neuroscienze affettive. Praticante hatha-yoga, ha conseguito il master in Yoga Studies - Corpo e meditazione nelle tradizioni dell’Asia, presso Università Ca’ Foscari, Venezia.