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10.05.2007

Copyright anche sullo yoga ed è guerra tra Usa e India

Fonte: Repubblica del 10 maggio 2007

Sono cresciuto guardando mio padre che ogni mattina si metteva a testa in giù, faceva il sirsasana, una posizione yoga alla quale, a più di 60 anni di età, deve il suo aspetto giovanile; se oggi mio padre volesse insegnare ad altri il segreto della sua buona condizione fisica, potrebbe vedersi costretto a pagare i diritti ad una qualche società americana proprietaria del brevetto.

 L'Ufficio Marchi e Brevetti degli Stati Uniti ha emesso 150 diritti d'autore attinenti allo yoga, 134 brevetti su accessori correlati a questa disciplina e 2.315 marchi di fabbrica.

 Per ritorsione, gli indiani dovrebbero forse brevettare la manovra di Heimlich, così da poter incassare denaro ogni volta che un cameriere salva un cliente dal soffocamento provocato da una spina di pesce? Il governo indiano non ci trova niente da ridere. Ha istituito una task force che sta catalogando le nozioni tradizionali, tra cui i rimedi ayurvedici e centinaia di posizioni yoga, per proteggerli dal saccheggio ed evitare di farli brevettare da qualche intrallazzatore straniero. Tutto verrà tradotto dagli antichi testi in lingua sanscrita e tamil, memorizzato digitalmente e reso disponibile in cinque lingue, in modo che gli uffici brevetti di altri Paesi possano vedere che la disciplina yoga non è stata inventata in una comune di San Francisco.

 Non ha importanza che le persone in prima linea nel brevettare le conoscenze tradizionali indiane siano anch'esse indiane, per lo più residenti all'estero. Sappiamo riconoscere un'occasione per fare soldi quando ne incontriamo una, e abbiamo esportato generazioni di guru esperti in rivelazioni fasulle in cambio di qualche dollaro.

 I due scienziati che nel Mississippi hanno brevettato l'uso medicinale della curcuma, una spezia tradizionale indiana, sono anch'essi indiani. Come l'aitante Bikram Choudhury, fondatore del Bikram Yoga, che ha brevettato il suo metodo d'insegnamento di questa disciplina - una sequenza di 26 posizioni in una stanza surriscaldata - e che attraverso i suoi legali ha diffidato alcune piccole scuole di yoga per violazione dei diritti d'autore.
 Ma, come indiano, egli dovrebbe sapere che la sola idea di brevettare la conoscenza costituisce una grossolana violazione della tradizione yoga. In sanscrito yoga significa "unione".

 La conoscenza nell'antica India era protetta dal sistema di casta, non da quello giuridico o economico. Il termine "proprietà intellettuale" era un ossimoro: l'intelletto non poteva essere proprietà di nessuno. Un guru non lo pagavi in denaro: nutrivi le sue vacche e sposavi sua figlia, poi quando ti eri immerso a sufficienza nel suo sapere, potevi trasmetterlo ad altri. Forse è per questa ragione che gli indiani non si sentono obbligati a pagare per la conoscenza. Copie pirata del mio libro vengono vendute alla luce del sole nelle strade di Bombay ad un quarto del prezzo ufficiale. Molte delle trame e delle musiche dei film di Bollywood sono prese di sana pianta da quelle di Hollywood.

 Tuttavia le aziende farmaceutiche occidentali guadagnano miliardi di dollari con medicinali che spesso sono stati inizialmente scoperti nei Paesi in via di sviluppo - ma i rimedi erboristici, come la curcuma, noti per la loro efficacia contro qualunque cosa, dal diabete alle emorroidi, non rendono nulla ai Paesi i cui sapienti ne hanno individuato per primi le virtù. Il governo indiano calcola che in tutto il mondo ogni anno vengono rilasciati circa 2.000 brevetti per prodotti che si basano sulla farmacopea tradizionale indiana.

 I medicinali e l'hata yoga hanno lo stesso intento: aiutarci a condurre una vita più sana. L'India ha dato al mondo lo yoga senza farsi pagare. Non c'è da meravigliarsi che tanti nel Paese pensino che ora il mondo dovrebbe restituire il favore rendendo disponibili i medicinali salvavita a prezzi più bassi o, quanto meno, permettere alle aziende indiane di produrre farmaci generici non costosi.

 Se il padmasana - nota come posizione del loto - appartiene a tutta l'umanità, lo stesso dovrebbe valere per la formula del Gleevec, il farmaco contro la leucemia per il cui brevetto una società svizzera sta facendo causa al governo indiano. In gioco c'è molto più del denaro prodotto dallo sfruttamento commerciale delle pratiche tradizionali. C'è anche la percezione che il sistema commerciale mondiale è ingiusto, che le carte sono truccate contro i Paesi in via di sviluppo.

 Se l'Organizzazione Mondiale del Commercio e i Paesi sviluppati non vi porranno rimedio, l'intero progetto della globalizzazione è in pericolo. Se riprodurre i farmaci occidentali è illegale, allora dovrebbe esserlo anche brevettare lo yoga. Si tratta sempre di pirateria intellettuale, capovolta.

Suketu Mehta