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09.05.2006

Una pratica

Fonte: web

Vita da reclute. Da alcuni anni, tutti i nuovi reparti inviati sul campo di battaglia più alto del mondo, dove India e Pakistan si fronteggiano dal '47, seguono corsi di meditazione e pratiche yoga. Obiettivo: ridurre lo stress e rinvigorire il fisico per una maggiore efficienza militare. In alcune unità già sottoposte a tali esercizi, molti soldati hanno smesso di bere e di fumare, raccontando di sentirsi 'rilassati' e 'senza tensioni'. L'idea è venuta ai cervelloni dell'Istituto di scienze fisiologiche della Difesa, che hanno pensato di introdurre nell'addestramento militare lo yoga per preparare le reclute ad affrontare i glaciali inverni himalayani. E non solo. L'incidenza dei suicidi tra le fila dell'esercito indiano in Kashmir è in continua crescita. Il mezzo milione di soldati impiegati nello Jammu e Kashmir, la regione indipendentista al confine con il Pakistan, è oggetto di continui attacchi da parte della guerriglia musulmana, sottoposto a pesanti condizioni di stress psico-fisico dovuto a clima e altitudine, frustrato per la mancanza o la brevità delle licenze.

Riferimenti: http://www.peacereporter.net/

Contro il freddo. Dopo lunghi periodi trascorsi ad osservare come i sadhus, i santoni indù che vivono di elemosine e praticano lo yoga, potessero sopravvivere anche alle temperature più rigide, il dottor W. Selvamurthy, dell'Istituto di scienze fisiologiche della Difesa, cominciò a chiedersi se la loro resistenza al freddo derivasse unicamente dalla 'elevazione spirituale' o se avesse un fondamento organico, e se da tali pratiche yoga potessero trarre beneficio anche gli infreddoliti soldati di Siachen (al confine indo-cinese) e di Le (al confine indo-tibetano). Cominciò gli esperimenti 20 anni fa, sottoponendo un gruppo di soldati a 50 minuti di asana (posture yoga) e 5 minuti di pranayama (respirazione) e dhyan (meditazione) al giorno, per sei mesi, mentre un altro gruppo conduceva il regolare addestramento. Entrambi i gruppi furono messi in camere con temperature a 10 gradi, con indumenti leggeri. Lo studio dimostrò che il corpo dei praticanti lo yoga era in grado di trattenere più a lungo il calore. La temperatura dell'epidermide era analoga nei due gruppi, ciò che provava come la termogenesi non era dovuta al rilascio di calore, ma all'attività metabolica. I brividi cominciavano molto più tardi negli yogi (i praticanti lo yoga) che negli altri, e questo - secondo Selvamurthy - significava solo una cosa: la disciplina meditativa funzionava. Nel 1995 il direttorato generale per l'addestramento militare introdusse lo yoga come parte del curriculum militare, specialmente nelle truppe del Comando settentrionale.

Il silenzio della mente. Questo per quanto riguarda la resistenza al freddo. Ma i soldati sottoposti a simili pratiche hanno raccontato che anche disturbi come stress, frustrazione, stanchezza e depressione sono stati attenuati dallo yoga: "Ci sentiamo rilassati e concentrati dopo gli esercizi - ha raccontato uno di loro, Dinesh -, la tensione e la pressione svaniscono, così anche sentimenti come rabbia, rancore, odio". Molti di loro hanno anche smesso di fumare e di bere. Secondo lo Yoga Sutra di Patanjali, il testo classico sullo yoga, l'obiettivo della disciplina è di condurre al 'silenzio della mente'. Tale silenzio è il prerequisito essenziale perché la mente rifletta accuratamente sulla realtà oggettiva, senza le proprie distorsioni soggettive. Chissà se lo yoga aiuterà davvero i soldati del Kashmir a trovare la pace. E non solo quella interiore.

Luca Galassi