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> 2017 > luglio

N° 72 | Etica. I valori in azione

Sin dalle sue origini, YANI ha sempre avuto una forte attenzione nei confronti dei temi etici. Per rendersene conto, è sufficiente scorrere i titoli di Percorsi Yoga: “Yoga e impegno sociale” (n. 23, 2004), “Yama e niyama” (n. 41, 2007), “Lo Yoga nelle relazioni di aiuto” (n. 66, 2014). Il continuo percorso di approfondimento dei rapporti fra le modalità tradizionali e le forme che lo yoga va assumendo nella contemporaneità ha dato origine, oltre che alla stesura del primo codice deontologico (poi sostituito dall’attuale “Codice di Condotta”), anche alle riflessioni svolte nel Convegno del 2013, dedicato alle Direzioni dello Yoga, durante il quale sono stati presi in esame le traiettorie che hanno dato forma alle pratiche attuali. Ma sotto alle pratiche vi sono valori: proprio per questo il convegno del 2016 ha affrontato di petto la questione: Etica, i valori in azione.

Svolto in una bella località nella campagna di Grosseto, è stato un convegno molto ricco e stimolante, di cui in queste pagine cerchiamo di dare sommariamente conto. Le relazioni iniziali hanno messo subito a fuoco alcuni aspetti cruciali. Federico Squarcini ricostruisce il senso delle prescrizioni yogiche inquadrandole nella loro fattuale storicità, che non sembra sempre legarsi a un discorso di carattere etico-normativo. Se in alcune trattazioni antiche si definiva moralmente corretta l’azione approvata dagli ārya (cioè dai nobili e dai “buoni”), yama e niyama negli  Yogasutra possono rivelarsi artifici squisitamente tecnici, utili a farci vedere in una diversa prospettiva le (sovra-)strutture socialmente determinate che muovono le nostre azioni, acquisendo così consapevolezza delle nostre pulsioni. Spostandosi dalle origini del pensiero yogico al mondo contemporaneo, Luca Mori ci inserisce in un contesto molto pratico, comune a ogni insegnante di yoga che si sforzi di conservare la fedeltà alla disciplina e al tempo stesso di vivere dignitosamente nel mondo contemporaneo: il rapporto con il denaro, con il mercato, con le dinamiche della trasmissione di un sapere sempre in bilico fra la dimensione della comunicazione e quella della vendita. Le contraddizioni sono molte, e intrinsecamente non risolvibili: l’importante tuttavia è raggiungere la consapevolezza di quel che davvero si sta facendo. In una prospettiva forse più conciliante, Ysé Tardan-Masquelier rivisita l’umanesimo laico di Ricoeur per ritornare su alcune concezioni indiane che invitano a distinguere l’“Io” dal “Sé”, nel tentativo di costruire un’etica fondata sulla benevolenza universale.

Passando ai gruppi di confronto e discussione, Enrica Bagnaresi e Antonella Bortoluzzi hanno condotto un’attività relativa al lavoro educativo con i bambini, con particolare attenzione ai non semplici problemi che l’introduzione dello yoga a scuola suscita nel rapporto con gli altri insegnanti. Il rapporto tra yoga e ambiti sanitari è stato il tema del gruppo condotto da Enrica Colombo, Peggy Eskenazi e Lucilla Monti; anche in questo caso le relazioni con gli altri professionisti non sono semplici, e si evidenzia la necessità di chiarire, anche attraverso azioni formative, le competenze distintive dell’insegnante di yoga. Renzo Papini ha invece preso in esame un tema troppo spesso ignorato, sebbene sia molto importante per chi voglia correttamente orientare la propria vita nel mondo, vale a dire “L’etica dell’insegnante di yoga in relazione alle norme giuridiche e fiscali”.

La dimensione pratica, irrinunciabile nei convegni YANI, si è infine concretizzata attraverso alcuni contributi di cui qui rendiamo conto. Massimo Bonomelli ha cercato di declinare i rapporti tra etica e pratica attraverso posture per sostenere il radicamento a terra e il centramento nel corpo, seguite da torsioni a terra e da allungamenti da seduti per promuovere distensione, ascolto e accoglienza, giungendo a pratiche di prāṇāyāma. Barbara Biscotti trae lo spunto per il proprio intervento da temi di scottante attualità, dalle nostre reazioni di fronte ai troppi episodi di violenza di cui siamo quotidianamente testimoni indifesi, proponendoci di agire (e non di re-agire) in modo “coraggioso” svincolandoci dalla violenza di ogni azione generata da impulsi condizionati e irriflessi. Michaela Gamalero sceglie il senso dell’ego (asmitā) come punto di attacco privilegiato per affrontare le afflizioni che ci conducono a visioni distorte del reale, a loro volta foriere di comportamenti scorretti. Infine, come insegnanti non possiamo non essere interessati alle considerazioni di Daniele Rabozzi sui modi concreti per realizzare ahiṃsā nella relazione con noi stessi e con gli allievi.


Sommario

Relazioni introduttive

Sul ridare corpo alla carne, tra Yogasutra, abituazione e giudizio etico
Federico Squarcini

De gustibus. Modern yoga e dispute sui valori
Luca Mori

Come può la pratica dell yoga rientrare nel contesto di un'etica laica contemporanea?
Ysé Tarda Masquelier

Gruppi di confronto

L'etica nella dimensione educativa
Enrica Bagnaresi, Antonella Bortoluzzi

L'etica nella relazione di cura
Enrica Colombo, Peggy Eskenazi, Lucilla Monti

L'etica dell'insegnamento di yoga in relazione alle norme giuridiche e fiscali
Renzo Papini

Pratiche yoga

L'integrazione di etica e pratica
Massimo Bonomelli

L'etica del coraggio, tra radicamento nel presente e leggerezza
Barbara Biscotti

Affrontare asmitā per mezzo della pratica di viveka darśana in yama e niyama
Michaela Gamalero

Ahimsā nella relazione dell'insegnante con se stesso e con gli allievi
Daniele Rabozzi